Ho un cervello
che non si ferma mai, non si riposa che quando dormo, ma anche lì i sogni a
volte sono turbolenti, o simbolici, insomma poco tranquilli. Non sono mai veri
e propri incubi però, ma sono premonitori e soprattutto enigmatici.
Il mio vero nome è Shulamit e significa pacifica, nel Cantico dei
Cantici (7:1) era il nome che alludeva al popolo d'Israele: un popolo di pace o
quasi, almeno a quei tempi.
«Ah!», penso fra me, «e io, non giaccio io in
fondo alla terra, nella polvere? Mentre gli altri, quelli di Jehupez, per
esempio, se ne stanno tutta l’estate a Boiberik, mangiano e bevono bene e
nuotano nell’abbondanza. Ah, Creatore del mondo, che cos’ho fatto per meritarmi
questo? Eppure io sono un ebreo uguale agli altri ebrei! Dio, sii un po’ ragionevole!»
Guarda la
nostra miseria – continuo a
cantare – guarda come noi soffriamo e abbi pietà dei poveri. Perché, chi
dovrebbe aver pietà di loro se non tu?
Risanaci,
perché noi possiamo guarire, e mandaci
soltanto le medicine, perché tanto le piaghe ci vengono da sé...
(da Tewje il lattaio
di Sholem Aleichem)