mercoledì 20 maggio 2026

A ME MI GARBA IONESCO

 


Il pensionato in Brasile è un biotipo di essere umano piuttosto vario e volatile.

C’è da dire che tanti muoiono prima, altri devono continuare a lavorare per sopravvivere. Chi invece per semplici motivi di benessere acquisito non dovesse sbattersi per guadagnarsi un pane e formaggio, allora non si siede nel parco a dare da mangiare ai piccioni, perché sarebbe facile preda dei delinquenti.

Non va al bar a giocare a carte, non si sogna nemmeno di andare a vedere e commentare i lavori stradali, perché verrebbe automaticamente mandato affanculo.

Dentro i club però, ogni tanto, si notano conversazioni potenzialmente interessanti, per esempio tra pensionati di una certa cultura, che potrebbero persino, anche se piuttosto raramente, conoscere le commedie di un tale rumeno importato in Francia.

 Il club e lo shopping center in Brasile hanno particolare motivo di esistere per via del clima e della sicurezza. Naturalmente tutti e due hanno bisogno di un pagamento, che nel caso del club è piuttosto caro, ma allo shopping ci possono andare tutti o quasi.

Un artista belga che ha un successo di estrema nicchia anche in Polonia e in Giappone, con delle opportune foto- trappole per animali e un buon lettore di labbra, ha registrato nel Tennis Club di Teresopolis, a Porto Alegre, questa conversazione, tra due pensionati su una panchina sotto un frondoso albero di Ipé dai fiori gialli:

-        Oggi è il compleanno di Pedro.

-        Pedro chi?

- Ah già, te non lo conosci,

- Allora che me lo dici a fare?

- Beh, scusa, il fatto è che stavo pensando a voce alta..

- Io penso sempre con a volume a zero, è più fottutamente pratico. Scusa se te lo chiedo, ora che mi viene in mente, ma se è per parlare di compleanni di persone che non conosco non è meglio stare zitti?

 Silenzio parziale con uccellini che cantano, ma uno dei pensionati schiocca la lingua. Sembra che voglia dire qualcosa, l'altro lo guarda, lui ritorna a leggere la sua rivista con una faccia piuttosto inespressiva.

-        Ho comprato il latte.

 L'altro continua a leggere quella che poi risulta essere una rivista di gastronomia.

-        L’ho trovato assai più a buon mercato.

 L'altro schiocca la lingua e continua a leggere senza dire niente.

- All'altro supermercato, all’Hoffmann costava assai di più, quasi 20 centavos al litro!

 Il secondo pensionato schiocca la lingua e continua a leggere, forse solo a guardare le figure.

- All’Asun costa anche di meno. Incredibile! Perché a quel punto io sono andato a controllare!

Un paio di schiocchi di lingua e ancora silenzio.

-        Non dici niente?

-        Ma io pensavo che tu pensassi a voce alta.

- Va bene, d'accordo, ma anche così potresti commentare qualcosa, no?

- Guarda: io sono contrario all’uso del torpiloquio.

- In che senso?

- Nel senso che se dovessi dire qualcosa sarebbe però offenderti in malo modo.

- Beh, io lo preferirei lo stesso, se permetti, meglio di tutto questo imbarazzante silenzio.

- Comunque non posso.

- Ma perché?

- Guarda: sarà una tecnica antiquata, ma io preferisco pensare in silenzio.

 - Ma allora quando parli?

- Magari quando ho qualcosa da dire.

- È  vero. Sei piuttosto anacronistico.

- Lo ammetto, sono pur sempre di origine tedesca.

- Ecco! Gente rude e di poche parole!

- Voi gente anche di lontana origine italiana invece siete diversi, lo so.

- È vero, prendi mio padre, diceva tante cose che non interessavano a nessuno, ma zitto non ci stava.

- E allora qual era il suo vantaggio?

- Che si sfogava, sempre e comunque.

- Ma è una prepotenza!

- Solo dall’eventuale punto di vista altrui, dal suo andava bene così. Devi considerare che anche i suoi amici e la sua famiglia adottavano lo stesso sistema.

- E per cambiare ci vogliono dei secoli e frequentare gente di abitudini diverse.

- Non necessariamente, mio padre aveva lavorato per anni in Germania, a Gelsenkirchen, diceva gli italiani non imparavano nemmeno il tedesco e stavano sempre tra di loro. E poi i tedeschi non erano della gente molto ospitale, parlavano poco e solo per lamentarsi e protestare.

- Ecco, così il circolo si chiude.

- E anche la conversazione.

- Non credo proprio.

- Nemmeno io, ma si fa per parlare, no?

- Infatti. Lo sai perché il tedesco impara meglio degli altri le lingue straniere?

- No, non lo so.

- Perché anche in tedesco prima pensa e poi parla.

- Invece gli italiani fanno il contrario?

- Ecco.

- Però l’italiano impara male le altre lingue, ma c’è un vantaggio.

- Quale?

- Qualunque lingua parli si sente subito che è italiano.

- Non mi sembra un vantaggio.

- Lo so, per te no, ma per l’italiano sì.

- Come mai?

- L’italiano è un popolo di emigranti, ma è molto patriota, ha un rapporto di amore-odio con la sua terra.

- E allora?

- Insomma, c’è molto attaccato. Anche se è nato qua in Brasile e non c’è mai stato.

- Strano.

- No per niente. Ti ho mai raccontato dei miei vicini di casa che a tavola litigavano sempre, si potevano sentire a chilometri di distanza e che ogni tanto ripartiva la consueta polemica su quale fosse la città più bella d’Italia?

- No.

- Alcuni urlavano che la città più bella era Firenze, gli altri invece che era Florença.

- Ma se è la stessa città!

- Infatti. È quello il bello della storia.

- E la morale qual è?

- La morale non c’è, ma ci fa capire che l’italiano, quando è ignorante, ignora anzitutto di esserlo e per aver ragione si arrabbia e urla di più. Aver ragiome è la cosa più importante, il resto sono dettagli.

- Beh, però questo forse è un comportamento comune a gente anche di altri popoli.

- Può essere, ma sicuramente hanno imparato da noi italiani. Esistono tante mafie al mondo, ma la prima, veramente originale ed efficacemente  prepotente di chi è?

- Beh...

- E chi ha la sede della chiesa cristiana e cattolica che è la religione più diffusa del mondo?

- Voi.

- E questi due particolari cosa ci dicono?

- Non lo so...

- Che in Italia la stretta combinazione di falsità e prepotenza formano le persone in una maniera unica al mondo e piuttosto forte.

- La famiglia italiana però assomiglia a quella ebrea.

- Sì, è vero.

- Però qui dicono due cose. Che gli italiani sono tutta brava gente, ma tutti ladri.

- E l’altra?

- Che ebrei e italiani venderebbero la propria madre per fare soldi, ma che gli italiani poi non la consegnano.

- Ecco!

 

 

 

 

 


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