Nell’officio
del suo benedetto mestiere Baquero è capace, serio e scrupoloso, un sant’uomo
secondo tutti, ma che non esita a prendere a metaforiche bastonate chi se lo
meriti.
Lui dice
che la sua è piuttosto una fottuta missione, e si chiede spesso chi glielo ha
fatto fare, forse ne aveva una vocazione... dice e sottolinea il forse, ma su
questo ha i suoi santi e benedetti dubbi.
Ci si conosce fin da bambini, e quando ci si trova tra amici, è tutto un altro discorso, Alcides si controlla molto meno quando siamo soli, una cerchia ristretta di maschi attempati che non sono nemmeno cattolici, tre su cinque di noi. Si ride e si scherza però, a volte, su fondi di verità dolenti.
Il vescovo
Baquero, di nome Alcides, appartiene alla diocesi che comprende la nostra cittadina
di Fray Bentos, sul fiume Uruguay che scorre verso il mare, ma prima diventa
assai più largo e si chiama Rio della Plata, che in spagnolo significa argento
ed ecco dove nasce il nome Argentina.
Si vede
che Alcides soffre a fare la parte di uno che deve sorridere con aria da saggio,
almeno in pubblico, perché il mondo soffre e qui in Uruguay, sebbene non siamo troppo
poveri, rispetto ad altri paesi, tanta gente vorrebbe essere almeno un po’ meno
afflitta da certi atavici problemi, tutti legati in qualche modo alla pecunia.
Dice che
crede in Dio, come no, ci mancherebbe altro, ma ogni tanto gli scappa di dire
che se esistesse qualcosa del genere non permetterebbe al mondo di andare verso
il baratro come sta accadendo negli ultimi anni.
Gli ultimi
anni poi risultano essere più di duemila, ma anche questo è un concetto che lui
lascia trasparire, fra le righe, giammai lo ha pronunciato direttamente.
In
presenza delle nostre consorti il suo comportamento è ossequioso e rispettoso,
ride poco o niente, qualche sorriso di circostanza, ma pienamente consono al
suo ruolo di padre, insomma alto dirigente dei sacerdoti.
A
proposito, talvolta scherza sul sostantivo preti
usato in Italia e che nel vicino Brasile invece è un aggettivo e significa neri. Chissà perché? Forse perché sono
condannati a vestirsi di nero?
Venerdì
sera insomma lo abbiamo invitato a casa del nostro amico Bonannito in campagna
perché da qualche giorno è arrivato suo cugino Egidio Conca dall’Italia.
Per la seconda volta qui in
vacanza con la moglie, Conca è di Bazzano, provincia di Arecchio. Un bravissimo
fotografo, anche su Facebook, ma non di mestiere, pensionato grassoccio e rosso
di capelli, è stato direttore di banca prima di andare in pensione.
Da Libertador Eulalio Valdes viene
il nostro amico Carlito Ardenza, con la moglie Milagros e per l’occasione c’è
anche suo fratello Donatinho con la moglie Cinara, che vivono in Brasile,
vicino alla frontiera con l’Uruguay. Più i nostri amici di qua, naturalmente, con
le rispettive signore.
Il
fiume scorre placido a pochi metri dalla casa. Nato sulla Serra do Mar, catena
costiera del Brasile, dalla confluenza di due principali rami sorgentiferi, il
Rio Pelotas e il Rio Canoas; scorre quindi verso ovest, segnando il confine fra
gli stati brasiliani di Santa Catarina e
di Rio Grande do Sul,
fino a raggiungere il confine con l'Argentina. Prosegue quindi in direzione
sud-ovest, segnando per lungo tratto il confine tra Argentina e Brasile e tra
Argentina e Uruguay; giunge infine al Rio de la Plata,
dove sfocia nell'oceano Atlantico.
Il suo corso ha una lunghezza di 1.823 km.
È
navigabile da imbarcazioni di grande stazza fino a Concepción del Uruguay (in
territorio argentino), e a Paysandú, nell'Uruguay. Battelli più piccoli possono
risalire fino a Concordia, in Argentina, e a Salto, in Uruguay, a circa
320 km dalla foce, dove la navigazione è a questo punto bloccata da una cataratta.
È estate e al tramonto non c’è
un nuvola in cielo, la lunga tavola è stata apparecchiata sotto la pergola, gli
invitati ancora in piedi chiacchierano, bevono un aperitivo esotico, che poi è vino
bianco con il Campari e scorza di limone, alcuni fumano sull’aia davanti alla
casa di pietra a vista.
- A tavola! - ordina Socorro,
moglie di Enio Bonanno, El Bonannito,
comparendo sulla porta con una zuppiera fumante.
I maschi si siedono uno di
fronte all'altro, si versano un vino bianco ambrato, vengono serviti, macinano
pepe sulla pasta e ceci, sempre riservando un occhio e un orecchio al vescovo,
che pur non trascurando affatto la zuppa non riesce comunque a tacere e a evitare
di catalizzare l’attenzione.
Le donne sull’altra lato della
tavola, chiacchierano tra di loro in un misto di portoghese-spagnolo e
italiano, ma fanno delle pause, forse per ascoltare meglio quando la nostra
conversazione sembra più animata.
La tavolata precipita però nel
silenzio imbarazzato quando il Conca, che non è stato avvertito, ingenuamente lancia
l’argomento della polemica sulla finale del mondiale di calcio, terminato la
settimana prima.
- Oioi... - dice a un tratto Ferraro,
riabbassando allarmato il cucchiaio - ora è finito il buonumore.
In presenza del vescovo non è
permesso parlare dell’Argentina, non della nazione, o della sua gente, è della
squadra di calcio che non è opportuno citarne neppure la mera esistenza.
Stavolta invece Baquero sorride
e se ne sta zitto, effettivamente lui non ha mai fatto questi errori di
valutazione. Alla tavola ci sono otto donne e tutte ansiose di raccontare il
suo comportamento fuori dalle righe alle amiche. Non che siano pettegole, ma
non si sa mai.
-
Torniamo alle cose serie, - propongo io – e a questa sublime minestra che sembra
arrivare dritta dalle campagne toscane.
I coniugi Conca confermano i sinceri
complimenti del vescovo, la signora Bonanno si schermisce, ammette solo che
anche i piatti più semplici bisogna saperli fare, lascia intendere che
richiedono anzi maggiori attenzioni di certi intrugli sofistici e delicatini
che si presentano magari bene ma non hanno sostanza. Come la cucina moderna da
ristorante, che vuole premiare l’occhio, ma non tanto le papille gustative e lì
sotto poi lo stomaco, dice Bonannito.
Quando porta in tavola un ricco vassoio
di rosticciana e fegatelli e vede i suoi ospiti illuminarsi, non nasconde più
il proprio orgoglio. Il santo Baquero si dovrà contentare, lo implora infatti
ipocritamente, anche queste sono cose proprio da nulla, un mangiare da
contadini, da poveri...
- Le piace di fare la modesta, -
dice il marito - ma è una cuoca eccezionale. Quando sarà stagione dovrete
tornar qui a provare il suo cinghiale, la lepre... e come prepara il fagiano!
Qualcosa sfiora il Baquero, un
frammento d'immagine, un ritaglio che nel mucchio caotico è sembrato combaciare
per un attimo con un altro ritaglio. Ma l'incastro non avviene, o è comunque
sopraffatto dalle costine di maiale mirabilmente rosolate che tengono l'omo, e nel
caso specifico Alcides, per la gola.
Si torna a parlare di tutto e di
niente, ma il niente prevale.
Alcides è specialista dei ganci
improvvisi ma interessanti e ferocemente attuali. Si comincia a parlare dei
topi in cantina che dopo poco si va a finire sull’omosessualità latente dei
pinguini della Patagonia, sui problemi provocati dal vizio del fumo in Europa
che stranamente include ogni classe sociale, mentre in America Latina solo i
poveri continuano ad avvelenarsi con le sigarette.
Su ogni argomento lui ne sa più
di chicchessia, la sua tuttologia è a trecentosessanta gradi, perché di più a
disposizione non ce ne sono e il suo mestiere, missione sacra o fottuta che
sia, non gli fa affatto da ostacolo.
Tra le altre cose recita ai
coniugi Conca notizie storiche su Fray Bentos, che gli altri per sommi capi già
sanno.
-
Nel 1899 un'azienda chiamata "Frigorífico Anglo del
Uruguay" (spesso indicata come "Anglo"), originaria di Lemco,
iniziò a produrre carne in scatola, che veniva venduta come "Fray Bentos
Corned Beef" nel Regno Unito.
Un’enorme
quantità di scatolette di carne furono prodotte e portate ai soldati inglesi
impegnati sui vari fronti durante la seconda guerra mondiale.
Cinquant'anni
dopo, l'azienda si diversificò in zuppe, polpette e frutta in scatola. Durante
gli anni '90 l'attenzione si spostò su torte e budini e l'azienda fu rilevata
dalla Campbell Soup Company. Nel 2006, "Campbells UK" fu acquisita da
Premier Foods. Il marchio "Fray Bentos" è ora di proprietà nel Regno
Unito di Baxters, che produce la gamma di prodotti in Scozia.
La
Campbell Soup Company produce e vende in Australia torte salate a base di carne
e rognone con il marchio Fray Bentos.
Nel
2008, il gruppo brasiliano Marfrig ha annunciato la riapertura di uno degli
stabilimenti collegati alla fabbrica Liebig e la ripresa dell'esportazione di
prodotti a base di carne, sebbene a un volume inferiore rispetto allo
stabilimento originale.
La combriccola di stasera è
atipica, perché normalmente le donne se ne stanno a casa e poi oltre ai soliti
amici ci sono interventi esterni, quindi c’è una certa impercettibile formalità
in più, quella delle grandi occasioni.
In generale ci si sente a
proprio agio però e con un certo entusiasmo, si mangia a sazietà, i vassoi
rimangono vuoti e le pance piene, perfino i cestini di pane mostrano esigue
briciole rimaste e sugli ossi della rosticciana si posano le zanzare.
Bonannito accende degli
zampironi speciali di sua invenzione che appesi a fil di ferro sotto la pergola
fanno il loro pur bravo lavoro, ma puzzano un po’.
Gialle a pallini blu, le sei brocche
di vino bianco fresco sono più volte
riempite da Bonanno e da me in cantina.
Il dolce è una specialità
brasiliana, che io non conoscevo, portato dalla moglie di Donatinho. Una specie
di crema con liquore e pan di Spagna, chiamato Pavè, forse perché assomiglia a
certe spesse mattonelle di pietra come il famigerato fondo di strada della tappa
speciale franco-belga di ciclismo, la Parigi-Roubaix.
In seguito, com’è d’uso qua, le
donne vanno a lavare i piatti e le pentole, quasi automaticamente gli uomini si
sbottonano sommariamente i calzoni e si parte con l’inevitabile discussione
politica.
Dal presidente argentino Milei,
pazzo da legare, ai dazi di Trump e qui la pazzia aumenta, ma i modi di fare
più pacati, e poi naturalmente il Venezuela, Chavez, Maduro e le fake news.
Esistono attualmente capi di
governo decenti?
Forse no.
Si intravedono facce accaldate,
alcune sudate. Baquero beve e stronfia, pare leggermente paonazzo nella
penombra, alla fluttuante luce dei candelabri protetti da larghi paralumi di
carta arancione. La notte è umida e la temperatura alta anche per la stagione,
ma la brezza filtra tra gli alberi e a tratti attenua, spegnendo ogni tanto
qualche candela.
In presenza del vescovo però
sarebbe meglio evitare l’argomento degli Americani che da sempre rompono i cosiddetti
sul relativo mondo emerso, volendo o nolendo anche sotto, e molto prima che
Trump facesse quello che sta schifosamente continuando a fare.
Il Conca non è stato avvisato,
forse anche di proposito, perché il nuestro
Bonannito è sempre stato un po’ polemico
e secondo me ci gode che il cugino continui a lanciare argomenti controversi, normalmente
da evitarsi, ma il vescovo sbuffa.
Non si può dire che Mujica non sia
stato un grande presidente, chi pecoronisticamente lo dicesse è perché la
politica mondiale va verso un’altra brutta direzione, scordandosi del passato e
già infangando il futuro.
L’amico Manolito Zapata è un medico
sensibile, simpatico e sempre di buonumore, vede il positivo in tutto quello
che lo circonda, vorrebbe obiettare, ma si morde la conservatrice lingua, tenta
di cambiare discorso e ci da’ la metaforica zappa sui piedi.
Ritorna sul discorso del calcio e
il lungimirante presidente della Fifa, svizzero di origine italiana, che ha
lanciato finalmente un mondiale con più squadre. La controversa finale
Spagna-Argentina, le infondate polemiche sugli arbitraggi a favore degli hermanos e l’utile e dilettevole VAR,
una bella scazzottata finale per condire, va bene, la ciliegina sulla torta, tutto
ma proprio tutto fa spettacolo e Messi, ammettiamolo, è il più grande di tutti
i tempi!
Con le donne lontane e il rumore
dei piatti e una romantica milonga da
ballare alla radio ad alto volume, Alcides non si frena più, soffoca un rutto,
si alza a fatica dalla sedia e grida:
- Ma che cazzo dici? Tutto
il contrario!
Messi è forte,
vabbene, ma di fronte a Schiaffino e a Pelè scompare.
Infantino basta
guardarlo in faccia e si capisce subito chi è, ma se il mondo diventa sempre
più stupido e corrotto perché il calcio, dove corrono i miliardi come rena,
dovrebbe essere diverso?
Platini lo hanno
incastrato perché voleva essere onesto, figuriamoci, un capo della Fifa
onesto!!??
Ma quando mai?
E prima quell’altro,
come si chiamava? Nooo, non era un fiore profumato, Blatter! Un altro pingue svizzerotto,
era da prendersi con le molle.
Non sarà per via dei
necessari lavaggi di denaro che ci toccano sempre gli svizzeri?
Perché al Vaticano
ci sono ancora le guardie svizzere?
E poi gli hermanos sono
fratelli sì, ma non sulla cancha, il fottuto campo da gioco, per loro quella è
una plaza de toros e vogliono vedere il sangue!
Usano le
provocazioni e i falli come tattica! Basta toccarli e si rotolano per terra...
e loro a te ti massacrano senza mai ammettere di aver sbagliato!! Anche ora
dicono che la Spagna ha rubato il titolo!
Hanno la faccia come
il culo!
Ma che scherziamo?
Se non li aiutavano
gli arbitri neanche un mondiale avrebbero
vinto!
Li hanno portati
alla finale anche stavolta, a forza di fischietti prezzolati, ma dovevano
andare fuori con l’Egitto, poi con la Svizzera, e in finale guarda caso, non
hanno mai tirato in porta!!
Come mai?
L’avete viste le
partite o no!??
Dopo un attimo di smarrimento Bonannito obbietta che anche
l’Uruguay... e in questo mondiale il Paraguay, hanno dimostrato che per noi qua
nel sud delle Americhe, (eccetto il Brasile, squadra tra le più corrette del
mondo,) è per tutti una eterna Libertadores, dove tutto è permesso e si vince a
son di botte, provocazioni e simulazioni.
Tutti approvano e minimizzano,
specialmente Donatinho, tutti meno il vescovo. Ma sì, anche le altre squadre
picchiano e provocano quasi come gli argentini, (esempio del Paraguay
contro la Germania e la Francia) ma sono molto meno figli di puttana degli hermanos, che in campo diventano sleali
e traditori come nessuno!
Durante le nostre riunioni, tra una risata e una parolaccia,
Alcides per principio non suole far terminare un discorso a chicchessia,
ride poco rispettosamente anche delle tragedie e se c'è un argomento che ti sta
a cuore, non ne devi parlare con lui, per nessun motivo, con il suo modo di
fare affabile, ma aiutami a dire determinato, ti farà sentire un perfetto
imbecille.
La sua è una simpatia naturale contagiosa e innestata sulla seria
convinzione che ci sia una doppia moralità, se non una tripla e mi fermo qui.
Dice che lui è di origine italiana, seppur lontana, ma non è
vero, ci siamo informati. È piuttosto perché tra di noi, anche se non lo
ammette, gli piace assai di bestemmiare e l'Italia c’ha il monopolio mondiale,
sempre secondo le sue illuminate parole.
Traballando conclude la sua
arringa con il fatto - noto a tutti - che l’Italia non si qualifica più ai
mondiali perché le squadre italiane sono in mano a imprenditori stranieri che
se ne fregano della nazionale e di giocatori peninsulari nel campionato ce ne
sono in percentuali minime, quindi non si valorizzano i giovani e il calcio è
in mano solo agli speculatori. Come anche altrove, ma perfino peggio.
E poi l’Uruguay ha inequivocabilmente
vinto quattro mondiali, perché... guai a chi dichiarasse il contrario... prima
che la coppa Rimet esistesse ha vinto le due precedenti olimpiadi, porca la madonnaccia e via discorrendo,
ma la voce gli viene progressivamente meno e pare instabile sui piedi.
E Benedetto è stato il miglior
pontefice di tutti i tempi, non è affatto vero che ha appoggiato la dittatura
in Argentina.
Si siede, rutta e trema. Un
infarto se lo porta via prima che l’ambulanza arrivi, che dalla cittadina di
Fray Bentos a lì ci sono venti chilometri di strada sterrata e piena di buche.
I coniugi Conca appaiono visibilmente
scioccati, le donne piangono e Bonannito si sente in colpa, ma ormai è tardi.
Il Rio Uruguay lì accanto
continua a scorrere placidamente verso Buenos Aires.

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