sabato 22 agosto 2026

IL VESCOVO DI FRAY BENTOS

 

Nell’officio del suo benedetto mestiere Baquero è capace, serio e scrupoloso, un sant’uomo secondo tutti, ma che non esita a prendere a metaforiche bastonate chi se lo meriti.

Lui dice che la sua è piuttosto una fottuta missione, e si chiede spesso chi glielo ha fatto fare, forse ne aveva una vocazione... dice e sottolinea il forse, ma su questo ha i suoi santi e benedetti dubbi.

Ci si conosce fin da bambini, e quando ci si trova tra amici, è tutto un altro discorso, Alcides si controlla molto meno quando siamo soli, una cerchia ristretta di maschi attempati che non sono nemmeno cattolici, tre su cinque di noi. Si ride e si scherza però, a volte, su fondi di verità dolenti.

Il vescovo Baquero, di nome Alcides, appartiene alla diocesi che comprende la nostra cittadina di Fray Bentos, sul fiume Uruguay che scorre verso il mare, ma prima diventa assai più largo e si chiama Rio della Plata, che in spagnolo significa argento ed ecco dove nasce il nome Argentina.

Si vede che Alcides soffre a fare la parte di uno che deve sorridere con aria da saggio, almeno in pubblico, perché il mondo soffre e qui in Uruguay, sebbene non siamo troppo poveri, rispetto ad altri paesi, tanta gente vorrebbe essere almeno un po’ meno afflitta da certi atavici problemi, tutti legati in qualche modo alla pecunia. 

Dice che crede in Dio, come no, ci mancherebbe altro, ma ogni tanto gli scappa di dire che se esistesse qualcosa del genere non permetterebbe al mondo di andare verso il baratro come sta accadendo negli ultimi anni.

Gli ultimi anni poi risultano essere più di duemila, ma anche questo è un concetto che lui lascia trasparire, fra le righe, giammai lo ha pronunciato direttamente.

In presenza delle nostre consorti il suo comportamento è ossequioso e rispettoso, ride poco o niente, qualche sorriso di circostanza, ma pienamente consono al suo ruolo di padre, insomma alto dirigente dei sacerdoti.

A proposito, talvolta scherza sul sostantivo preti usato in Italia e che nel vicino Brasile invece è un aggettivo e significa neri. Chissà perché? Forse perché sono condannati a vestirsi di nero?

Venerdì sera insomma lo abbiamo invitato a casa del nostro amico Bonannito in campagna perché da qualche giorno è arrivato suo cugino Egidio Conca dall’Italia.

Per la seconda volta qui in vacanza con la moglie, Conca è di Bazzano, provincia di Arecchio. Un bravissimo fotografo, anche su Facebook, ma non di mestiere, pensionato grassoccio e rosso di capelli, è stato direttore di banca prima di andare in pensione.

Da Libertador Eulalio Valdes viene il nostro amico Carlito Ardenza, con la moglie Milagros e per l’occasione c’è anche suo fratello Donatinho con la moglie Cinara, che vivono in Brasile, vicino alla frontiera con l’Uruguay. Più i nostri amici di qua, naturalmente, con le rispettive signore.

Il fiume scorre placido a pochi metri dalla casa. Nato sulla Serra do Mar, catena costiera del Brasile, dalla confluenza di due principali rami sorgentiferi, il Rio Pelotas e il Rio Canoas; scorre quindi verso ovest, segnando il confine fra gli stati brasiliani di Santa Catarina e di Rio Grande do Sul, fino a raggiungere il confine con l'Argentina. Prosegue quindi in direzione sud-ovest, segnando per lungo tratto il confine tra Argentina e Brasile e tra Argentina e Uruguay; giunge infine al Rio de la Plata, dove sfocia nell'oceano Atlantico. Il suo corso ha una lunghezza di 1.823 km.

È navigabile da imbarcazioni di grande stazza fino a Concepción del Uruguay (in territorio argentino), e a Paysandú, nell'Uruguay. Battelli più piccoli possono risalire fino a Concordia, in Argentina, e a Salto, in Uruguay, a circa 320 km dalla foce, dove la navigazione è a questo punto bloccata da una cataratta.

È estate e al tramonto non c’è un nuvola in cielo, la lunga tavola è stata apparecchiata sotto la pergola, gli invitati ancora in piedi chiacchierano, bevono un aperitivo esotico, che poi è vino bianco con il Campari e scorza di limone, alcuni fumano sull’aia davanti alla casa di pietra a vista.

- A tavola! - ordina Socorro, moglie di Enio Bonanno, El Bonannito, comparendo sulla porta con una zuppiera fumante.

I maschi si siedono uno di fronte all'altro, si versano un vino bianco ambrato, vengono serviti, macinano pepe sulla pasta e ceci, sempre riservando un occhio e un orecchio al vescovo, che pur non trascurando affatto la zuppa non riesce comunque a tacere e a evitare di catalizzare l’attenzione.

Le donne sull’altra lato della tavola, chiacchierano tra di loro in un misto di portoghese-spagnolo e italiano, ma fanno delle pause, forse per ascoltare meglio quando la nostra conversazione sembra più animata.

La tavolata precipita però nel silenzio imbarazzato quando il Conca, che non è stato avvertito, ingenuamente lancia l’argomento della polemica sulla finale del mondiale di calcio, terminato la settimana prima.

- Oioi... - dice a un tratto Ferraro, riabbassando allarmato il cucchiaio - ora è finito il buonumore.

In presenza del vescovo non è permesso parlare dell’Argentina, non della nazione, o della sua gente, è della squadra di calcio che non è opportuno citarne neppure la mera esistenza.

Stavolta invece Baquero sorride e se ne sta zitto, effettivamente lui non ha mai fatto questi errori di valutazione. Alla tavola ci sono otto donne e tutte ansiose di raccontare il suo comportamento fuori dalle righe alle amiche. Non che siano pettegole, ma non si sa mai.

- Torniamo alle cose serie, - propongo io – e a questa sublime minestra che sembra arrivare dritta dalle campagne toscane.

I coniugi Conca confermano i sinceri complimenti del vescovo, la signora Bonanno si schermisce, ammette solo che anche i piatti più semplici bisogna saperli fare, lascia intendere che richiedono anzi maggiori attenzioni di certi intrugli sofistici e delicatini che si presentano magari bene ma non hanno sostanza. Come la cucina moderna da ristorante, che vuole premiare l’occhio, ma non tanto le papille gustative e lì sotto poi lo stomaco, dice Bonannito.

Quando porta in tavola un ricco vassoio di rosticciana e fegatelli e vede i suoi ospiti illuminarsi, non nasconde più il proprio orgoglio. Il santo Baquero si dovrà contentare, lo implora infatti ipocritamente, anche queste sono cose proprio da nulla, un mangiare da contadini, da poveri...

- Le piace di fare la modesta, - dice il marito - ma è una cuoca eccezionale. Quando sarà stagione dovrete tornar qui a provare il suo cinghiale, la lepre... e come prepara il fagiano!

Qualcosa sfiora il Baquero, un frammento d'immagine, un ritaglio che nel mucchio caotico è sembrato combaciare per un attimo con un altro ritaglio. Ma l'incastro non avviene, o è comunque sopraffatto dalle costine di maiale mirabilmente rosolate che tengono l'omo, e nel caso specifico Alcides, per la gola.

Si torna a parlare di tutto e di niente, ma il niente prevale.

Alcides è specialista dei ganci improvvisi ma interessanti e ferocemente attuali. Si comincia a parlare dei topi in cantina che dopo poco si va a finire sull’omosessualità latente dei pinguini della Patagonia, sui problemi provocati dal vizio del fumo in Europa che stranamente include ogni classe sociale, mentre in America Latina solo i poveri continuano ad avvelenarsi con le sigarette.

Su ogni argomento lui ne sa più di chicchessia, la sua tuttologia è a trecentosessanta gradi, perché di più a disposizione non ce ne sono e il suo mestiere, missione sacra o fottuta che sia, non gli fa affatto da ostacolo.

Tra le altre cose recita ai coniugi Conca notizie storiche su Fray Bentos, che gli altri per sommi capi già sanno.

-  Nel 1899 un'azienda chiamata "Frigorífico Anglo del Uruguay" (spesso indicata come "Anglo"), originaria di Lemco, iniziò a produrre carne in scatola, che veniva venduta come "Fray Bentos Corned Beef" nel Regno Unito.

Un’enorme quantità di scatolette di carne furono prodotte e portate ai soldati inglesi impegnati sui vari fronti durante la seconda guerra mondiale.

Cinquant'anni dopo, l'azienda si diversificò in zuppe, polpette e frutta in scatola. Durante gli anni '90 l'attenzione si spostò su torte e budini e l'azienda fu rilevata dalla Campbell Soup Company. Nel 2006, "Campbells UK" fu acquisita da Premier Foods. Il marchio "Fray Bentos" è ora di proprietà nel Regno Unito di Baxters, che produce la gamma di prodotti in Scozia.

La Campbell Soup Company produce e vende in Australia torte salate a base di carne e rognone con il marchio Fray Bentos.

Nel 2008, il gruppo brasiliano Marfrig ha annunciato la riapertura di uno degli stabilimenti collegati alla fabbrica Liebig e la ripresa dell'esportazione di prodotti a base di carne, sebbene a un volume inferiore rispetto allo stabilimento originale.

La combriccola di stasera è atipica, perché normalmente le donne se ne stanno a casa e poi oltre ai soliti amici ci sono interventi esterni, quindi c’è una certa impercettibile formalità in più, quella delle grandi occasioni.

In generale ci si sente a proprio agio però e con un certo entusiasmo, si mangia a sazietà, i vassoi rimangono vuoti e le pance piene, perfino i cestini di pane mostrano esigue briciole rimaste e sugli ossi della rosticciana si posano le zanzare.

Bonannito accende degli zampironi speciali di sua invenzione che appesi a fil di ferro sotto la pergola fanno il loro pur bravo lavoro, ma puzzano un po’.

Gialle a pallini blu, le sei brocche  di vino bianco fresco sono più volte riempite da Bonanno e da me in cantina.

Il dolce è una specialità brasiliana, che io non conoscevo, portato dalla moglie di Donatinho. Una specie di crema con liquore e pan di Spagna, chiamato Pavè, forse perché assomiglia a certe spesse mattonelle di pietra come il famigerato fondo di strada della tappa speciale franco-belga di ciclismo, la Parigi-Roubaix.

In seguito, com’è d’uso qua, le donne vanno a lavare i piatti e le pentole, quasi automaticamente gli uomini si sbottonano sommariamente i calzoni e si parte con l’inevitabile discussione politica.

Dal presidente argentino Milei, pazzo da legare, ai dazi di Trump e qui la pazzia aumenta, ma i modi di fare più pacati, e poi naturalmente il Venezuela, Chavez, Maduro e le fake news.

Esistono attualmente capi di governo decenti?

Forse no.

Si intravedono facce accaldate, alcune sudate. Baquero beve e stronfia, pare leggermente paonazzo nella penombra, alla fluttuante luce dei candelabri protetti da larghi paralumi di carta arancione. La notte è umida e la temperatura alta anche per la stagione, ma la brezza filtra tra gli alberi e a tratti attenua, spegnendo ogni tanto qualche candela.

In presenza del vescovo però sarebbe meglio evitare l’argomento degli Americani che da sempre rompono i cosiddetti sul relativo mondo emerso, volendo o nolendo anche sotto, e molto prima che Trump facesse quello che sta schifosamente continuando a fare.

Il Conca non è stato avvisato, forse anche di proposito, perché il nuestro Bonannito è sempre stato un  po’ polemico e secondo me ci gode che il cugino continui a lanciare argomenti controversi, normalmente da evitarsi, ma il vescovo sbuffa.

Non si può dire che Mujica non sia stato un grande presidente, chi pecoronisticamente lo dicesse è perché la politica mondiale va verso un’altra brutta direzione, scordandosi del passato e già infangando il futuro.

L’amico Manolito Zapata è un medico sensibile, simpatico e sempre di buonumore, vede il positivo in tutto quello che lo circonda, vorrebbe obiettare, ma si morde la conservatrice lingua, tenta di cambiare discorso e ci da’ la metaforica zappa sui piedi.

Ritorna sul discorso del calcio e il lungimirante presidente della Fifa, svizzero di origine italiana, che ha lanciato finalmente un mondiale con più squadre. La controversa finale Spagna-Argentina, le infondate polemiche sugli arbitraggi a favore degli hermanos e l’utile e dilettevole VAR, una bella scazzottata finale per condire, va bene, la ciliegina sulla torta, tutto ma proprio tutto fa spettacolo e Messi, ammettiamolo, è il più grande di tutti i tempi!

Con le donne lontane e il rumore dei piatti e una romantica milonga da ballare alla radio ad alto volume, Alcides non si frena più, soffoca un rutto, si alza a fatica dalla sedia e grida:

-  Ma che cazzo dici? Tutto il contrario!

Messi è forte, vabbene, ma di fronte a Schiaffino e a Pelè scompare.

Infantino basta guardarlo in faccia e si capisce subito chi è, ma se il mondo diventa sempre più stupido e corrotto perché il calcio, dove corrono i miliardi come rena, dovrebbe essere diverso?

Platini lo hanno incastrato perché voleva essere onesto, figuriamoci, un capo della Fifa onesto!!??

Ma quando mai?

E prima quell’altro, come si chiamava? Nooo, non era un fiore profumato, Blatter! Un altro pingue svizzerotto, era da prendersi con le molle.

Non sarà per via dei necessari lavaggi di denaro che ci toccano sempre gli svizzeri?

Perché al Vaticano ci sono ancora le guardie svizzere?

E poi gli hermanos sono fratelli sì, ma non sulla cancha, il fottuto campo da gioco, per loro quella è una plaza de toros e vogliono vedere il sangue!

Usano le provocazioni e i falli come tattica! Basta toccarli e si rotolano per terra... e loro a te ti massacrano senza mai ammettere di aver sbagliato!! Anche ora dicono che la Spagna ha rubato il titolo!

Hanno la faccia come il culo!

Ma che scherziamo?

Se non li aiutavano gli arbitri neanche un mondiale avrebbero  vinto!

Li hanno portati alla finale anche stavolta, a forza di fischietti prezzolati, ma dovevano andare fuori con l’Egitto, poi con la Svizzera, e in finale guarda caso, non hanno mai tirato in porta!!

Come mai?

L’avete viste le partite o no!??

Dopo un attimo di smarrimento Bonannito obbietta che anche l’Uruguay... e in questo mondiale il Paraguay, hanno dimostrato che per noi qua nel sud delle Americhe, (eccetto il Brasile, squadra tra le più corrette del mondo,) è per tutti una eterna Libertadores, dove tutto è permesso e si vince a son di botte, provocazioni e simulazioni.

Tutti approvano e minimizzano, specialmente Donatinho, tutti meno il vescovo. Ma sì, anche le altre squadre picchiano e provocano quasi come gli argentini, (esempio del Paraguay contro la Germania e la Francia) ma sono molto meno figli di puttana degli hermanos, che in campo diventano sleali e traditori come nessuno!

Durante le nostre riunioni, tra una risata e una parolaccia, Alcides per principio non suole far terminare un discorso a chicchessia, ride poco rispettosamente anche delle tragedie e se c'è un argomento che ti sta a cuore, non ne devi parlare con lui, per nessun motivo, con il suo modo di fare affabile, ma aiutami a dire determinato, ti farà sentire un perfetto imbecille.

La sua è una simpatia naturale contagiosa e innestata sulla seria convinzione che ci sia una doppia moralità, se non una tripla e mi fermo qui.

Dice che lui è di origine italiana, seppur lontana, ma non è vero, ci siamo informati. È piuttosto perché tra di noi, anche se non lo ammette, gli piace assai di bestemmiare e l'Italia c’ha il monopolio mondiale, sempre secondo le sue illuminate parole.

Traballando conclude la sua arringa con il fatto - noto a tutti - che l’Italia non si qualifica più ai mondiali perché le squadre italiane sono in mano a imprenditori stranieri che se ne fregano della nazionale e di giocatori peninsulari nel campionato ce ne sono in percentuali minime, quindi non si valorizzano i giovani e il calcio è in mano solo agli speculatori. Come anche altrove, ma perfino peggio.

E poi l’Uruguay ha inequivocabilmente vinto quattro mondiali, perché... guai a chi dichiarasse il contrario... prima che la coppa Rimet esistesse ha vinto le due precedenti olimpiadi, porca la madonnaccia e via discorrendo, ma la voce gli viene progressivamente meno e pare instabile sui piedi.

E Benedetto è stato il miglior pontefice di tutti i tempi, non è affatto vero che ha appoggiato la dittatura in Argentina.

Si siede, rutta e trema. Un infarto se lo porta via prima che l’ambulanza arrivi, che dalla cittadina di Fray Bentos a lì ci sono venti chilometri di strada sterrata e piena di buche.

I coniugi Conca appaiono visibilmente scioccati, le donne piangono e Bonannito si sente in colpa, ma ormai è tardi.

Il Rio Uruguay lì accanto continua a scorrere placidamente verso Buenos Aires.

 

 

 

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