prego cliccare sulla vasca per dare da mangiare ai pesci affamati

giovedì 23 febbraio 2012

MAREMMA TOSCANA: PITIGLIANO



Ho dodici anni e vivo a Pitigliano, nel sud-ovest della Maremma Toscana.
Arrivando da Grosseto, il colpo d’occhio è notevole, fatta quell’ultima curva ed iniziando a scendere, sembra di essere tornati indietro di mille anni.
Pitigliano ha origini misteriose e perciò anche mezze etrusche, ma è piuttosto la rappresentazione viva del medioevo.
È nata e cresciuta sulla roccia; con la stessa pietra bucherellata che c’è sotto, il tufo, sopra sono state costruite le case.

sabato 21 gennaio 2012

CHI HA PERSO IL TRENO E PERCHÉ


Tatatttatà, tatatttatà, tatatttatà, tatatttatà fiuuuuuuuuuuuuuu, ancora una galleria.
La Liguria è montagna che si precipita nel mare, è piena di gallerie.
Qua il treno è la migliore opzione, le strade sono strette e ci si passa male, poi c’è poco spazio per posteggiare.
Io e Lele prendevamo sempre il locale delle 7 e 21 insieme; la sera, al ritorno, quello delle 17 e 53.
Il cantiere navale dove lavoravamo era vicino a Genova, il nostro percorso durava circa quaranta minuti.

sabato 5 novembre 2011

AI TEMPI DELLE MEZZE STAGIONI infanzia parte D: VALBONA


Da casa nostra a Valbona c’erano quasi cento chilometri, corrispondenti a più di un’ora di treno, mezz’ora di automobile e un’ora a piedi.
Salivamo verso la montagna ancora in quei vagoni dai sedili di legno, trascinati dalle ultime locomotive a vapore. 
L’uomo che ci scarrozzava con la lucida Milleccento grigia era Righetto, un baffino piuttosto sull’ambiguo.
Ricordo l’odore di plastica dei sedili e il fumo della sigaretta sempre accesa.
Non stava un secondo zitto, ma non diceva mai niente d’interessante.
Da Castelnuovo ci portava fino a Isola dove la strada terminava.
A volte c’era anche l’altra maestra, la signorina Laura, che abitava non lontano da noi.
Al bivio, dalla provinciale, la strada sterrata si buttava giù a picco come nelle Montagne Russe.

lunedì 24 ottobre 2011

LE CITTÀ DI MARE






Mi sono sempre piaciute le città di mare, oppure anche il mare senza le città.
Certo che nessuno al mondo ha un trampolino enorme e proteso sull’immensa distesa d’acqua salata come piazza Bovio a Piombino.
Là sotto, a perdita d’occhio, c’è la scenografia necessaria per lasciar correre libero lo sguardo, senza nessun limite.
Possiamo dire che il mare sia la cosa più piatta che esiste, pur non dimenticandoci delle onde.

venerdì 9 settembre 2011

NUMERI PIUTTOSTO ANIMALESCHI



Secondo una leggenda metropolitana, nei codici a barre che si trovano sui prodotti sarebbe nascosto il numero della Bestia.
(Inoltre, se pur nascosti, questi codici sarebbero presenti anche nelle bande magnetiche di ogni tessera, comprese carte di credito e bancomat).
E da questo perciò, alcuni vedrebbero il compiersi della profezia dell'Apocalisse  di San  Giovanni (13:16-18) secondo cui nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome.

sabato 3 settembre 2011

LA LEGGE DI MARFI


Lo confesso: sono ragionevolmente preoccupato per la nostra sorte, parlo della classe di ferro 1959, spero che abbiate già drizzato le orecchie.
Non è che le nostre energie siano già andate - a nostra insaputa e piuttosto prematuramente - in pensione?
Chi non è ancora rincoglionito scagli la prima pantofola!

venerdì 19 agosto 2011

IGNORANZA OBBLIGATORIA





Trai più grandi fumatori di pipa spenta potremmo annoverare Gastolfo Porcelli Diaz, filosofo contemporaneo brasiliano coi baffi.
Portatore sano di spelacchiate imitazioni scolorite di camice scozzesi a scacchi e di bretelle variopinte che certo non hanno giammai avuto l’assurda pretesa di combinare, poco più sotto i suoi proverbiali sandali coi calzini di lana.

venerdì 12 agosto 2011

UN FILM SUI FILM



Era di nuovo primavera quando aprì la sua piccola videoteca, “La scala a chiocciola”, dal famoso giallo di Robert Siodmak.
Per salire sul soppalco, dove aveva disposto i film più antichi, c’era una scaletta di quel tipo, di ferro battuto.

martedì 9 agosto 2011

TRE VAFFA PER RAFFA


Lo chiamavano Idraulico Liquido, per via della sua eterna gola secca e della conseguente quantità industriale di alcolici di ogni tipo che era costretto a spararcisi dentro, suo malgrado.
Lavoravamo insieme, in mezzo a tubi, canale e stoppa.
Tra di noi il torpiloquio era di routine,  farcito di vaffa a mó di congiunzione.

Tarde em Itapõa POMERIGGIO A ITAPÕA


Itapoã è ‘la pietra che russa’ nella lingua  Tupi degli indios, per via del rumore delle onde contro un certo scoglio semisommerso.
Qui, Vinicius de Moraes, nel 1973, scrisse la famosa canzone ‘Uma tarde em Itapoã’, nella quale parla di un pomeriggio su questa sabbia ambrata, incorniciata da una fascia di trenta metri di palme altissime.
Subito oltre ecco il candido condominio Olegario Sã della Rua Rodilio Dias Igapé.
L’assassinio si è svolto la notte prima.